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Decreto intelligenza artificiale: cosa cambia per le imprese

Dal 30 settembre il D.Lgs. 160/2026 cambia le cause per danni da AI: log da esibire, nesso causale presunto e azione diretta sulla polizza. Cosa preparare ora.

Cosmin-Anton Mihoc
10 min di lettura
Decreto intelligenza artificiale: cosa cambia per le imprese
Indice dei contenuti (9 sezioni)

Dal 30 settembre 2026 in Italia è in vigore il decreto intelligenza artificiale, il D.Lgs. 9 settembre 2026 n. 160, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre. Sui giornali lo stai leggendo soprattutto come la legge sul riconoscimento facciale e sui nuovi reati.

Per un'impresa che usa un chatbot, un'automazione o un gestionale con dentro un modello AI, però, la parte che pesa davvero è un'altra: cosa succede quando qualcuno sostiene che l'AI gli ha causato un danno.

Io costruisco integrazioni AI per PMI (chatbot, automazioni, agenti collegati ai gestionali su misura) e leggendo il testo mi sono fatto una domanda sola: se domani un cliente fa causa, l'azienda è in grado di dimostrare come ha lavorato il sistema? In questa guida metto in fila cosa prevede il decreto, cosa cambia per chi usa l'AI in azienda e cosa preparare adesso.

Una premessa onesta: non sono un avvocato. Qui trovi la lettura di chi quei sistemi li progetta e li mette in produzione. Per valutare il tuo caso specifico serve un legale.

Decreto intelligenza artificiale: cos'è il D.Lgs. 160/2026 in breve

Il decreto attua la delega contenuta nella legge 132/2025, la legge italiana sull'intelligenza artificiale, e adegua il nostro ordinamento all'AI Act europeo in alcuni settori delicati. Non è una nuova disciplina generale dell'AI: interviene su ambiti precisi, quelli in cui un sistema automatico può incidere sui diritti delle persone.

I fronti sono quattro:

  • Forze di polizia e riconoscimento biometrico: revisione umana obbligatoria e regole strette sul riconoscimento facciale in tempo reale.
  • Nuovo reato (art. 437-bis c.p.): omessa adozione delle misure di sicurezza e alterazione illecita dei sistemi AI ad alto rischio.
  • Responsabilità degli enti (D.Lgs. 231/2001): il nuovo art. 25-vicies porta i reati legati all'AI tra i reati presupposto.
  • Responsabilità civile: accesso alle prove, nesso causale presunto e azione diretta contro l'assicurazione.

Sui reati e sulla 231 ho già scritto una guida dedicata con le misure tecniche da preparare. Qui mi concentro sulla parte che quasi nessuno spiega alle imprese: quella civile, cioè i soldi.

Decreto intelligenza artificiale: quando entra in vigore e cosa scatta

Il decreto è stato pubblicato il 15 settembre ed entra in vigore il 30 settembre 2026. Alcune norme sull'uso dell'AI da parte della polizia seguono invece le scadenze dell'AI Act, e i sistemi già usati dalle Forze di polizia hanno un anno di tempo per adeguarsi.

Attenzione al calendario dell'AI Act

Qui c'è il punto che crea più confusione. Il decreto intelligenza artificiale si aggancia agli obblighi dell'AI Act, e quegli obblighi nel 2026 sono stati spostati dal pacchetto Digital Omnibus approvato a giugno:

  • 2 dicembre 2027: obblighi per i sistemi ad alto rischio dell'allegato III.
  • 2 agosto 2028: obblighi per i sistemi ad alto rischio integrati in prodotti regolati.
  • 2 dicembre 2026: obblighi di trasparenza sui contenuti generati, per i sistemi già sul mercato.

Ho ricostruito il quadro completo nell'articolo su cosa è cambiato con l'AI Act dal 2 agosto.

Tradotto: dal 30 settembre le nuove regole processuali sui danni valgono, ma una parte degli obblighi a cui rimandano non è ancora applicabile. Non significa che sei al riparo. La richiesta di prove, come vediamo tra poco, riguarda qualsiasi danno legato all'uso di un sistema AI.

Danni causati dall'AI: le tre novità che toccano le imprese

Con il decreto intelligenza artificiale cambiano tre cose nelle cause per danni, e tutte e tre spostano il peso sulle spalle di chi usa il sistema.

1. Il giudice può ordinarti di mostrare come funziona il sistema

Chi sostiene di aver subito un danno causato dall'uso di un sistema di intelligenza artificiale, e porta elementi sufficienti a rendere verosimile la domanda, può chiedere al giudice di ordinare alla controparte o a un terzo di esibire le prove sul funzionamento del sistema. Tra i documenti richiedibili ci sono:

  • i registri del sistema, cioè i log;
  • la documentazione sulla gestione dei rischi;
  • la documentazione tecnica;
  • le informazioni sulla supervisione umana.

Se la parte non esegue l'ordine senza un giustificato motivo, il giudice può trarne argomenti di prova e, in alcuni casi, considerare ammessi i fatti affermati dal danneggiato. Se a non collaborare è un terzo, la sanzione va da 1.500 a 10.000 euro.

Quel terzo può essere il fornitore del software o chi ha sviluppato l'integrazione. Cioè, a volte, uno sviluppatore come me. Per questo il tema riguarda sia chi usa l'AI sia chi la costruisce.

2. Il nesso causale si presume se hai violato l'AI Act

È la regola più incisiva. Quando il danno deriva dalla violazione di uno o più obblighi dell'AI Act, il nesso di causalità tra violazione e danno è presunto, salvo prova contraria.

Nelle cause sui sistemi automatici il problema più difficile è sempre stato dimostrare in quale passaggio si è prodotto l'errore. Adesso, se c'è una violazione, tocca a te dimostrare che il danno non viene da lì.

E c'è un dettaglio che conviene leggere due volte: la conformità agli obblighi dell'AI Act, anche se certificata, non esclude automaticamente la responsabilità. Essere in regola aiuta, ma non chiude la partita.

3. Si può chiedere il risarcimento direttamente all'assicurazione

Il danneggiato può chiederti se hai una polizza di responsabilità civile che copre il danno contestato. Devi rispondere entro 30 giorni indicando se la copertura esiste, gli estremi della polizza e la compagnia. Se la copertura c'è, il danneggiato può agire direttamente contro l'assicurazione, nei limiti del massimale.

La domanda pratica diventa: la tua polizza RC copre i danni causati da un software o da un sistema AI? Molte polizze d'impresa non sono state scritte pensando a un chatbot che dà un'informazione sbagliata a un cliente. È una verifica da fare con il tuo broker prima che serva.

Il nuovo reato e la 231 in breve

L'art. 437-bis del codice penale punisce chi omette le misure tecniche di sicurezza o di sorveglianza umana previste per i sistemi AI ad alto rischio:

  • da uno a cinque anni se ne deriva un pericolo per la vita o l'incolumità;
  • da due a otto anni se il pericolo riguarda la sicurezza dello Stato;
  • fino a sei anni per l'alterazione illecita di un sistema ad alto rischio, fino a dieci se è in gioco la sicurezza dello Stato.

La norma coinvolge anche l'utilizzatore professionale che omette intenzionalmente la sorveglianza umana.

Sul fronte 231, per il reato sulla sicurezza dei sistemi AI la sanzione all'ente va da 600 a 1.000 quote, per la diffusione illecita di deepfake (reato già introdotto dalla legge 132/2025) da 200 a 700 quote, con possibili sanzioni interdittive. Log, accessi e policy da preparare li trovi nella guida sui reati 231 e AI.

Riconoscimento facciale: cosa prevede il decreto

Il riconoscimento biometrico remoto in tempo reale nei luoghi pubblici non è vietato, ma è ammesso solo per finalità precise: alcune esigenze di prevenzione e la ricerca di persone scomparse o di vittime di sequestro, tratta o sfruttamento. L'uso deve essere mirato su persone individuate o individuabili, mai un controllo generalizzato della popolazione.

  • La banca dati di confronto va creata per il singolo utilizzo e cancellata alla scadenza dell'autorizzazione.
  • È vietato usare banche dati biometriche costruite con lo scraping indiscriminato di immagini da Internet o da telecamere.
  • Per la prevenzione autorizza il procuratore della Repubblica, per un massimo di 15 giorni prorogabili. Nel procedimento penale il nuovo art. 359-ter c.p.p. richiede l'autorizzazione del GIP su richiesta del pubblico ministero.

Sono regole per le Forze di polizia, non per i negozi. Il divieto sullo scraping però è un segnale chiaro anche per chi sviluppa: costruire dataset di volti raccogliendo immagini dal web è una strada che il legislatore considera inaccettabile.

Cosa deve preparare un'impresa che usa l'AI

Con il decreto intelligenza artificiale in vigore, la domanda non è più solo "l'AI funziona?" ma "sono in grado di dimostrare come ha funzionato?". Questa è la checklist che propongo ai miei clienti:

  • Inventario dei sistemi AI: chatbot sul sito, assistenti per le email, automazioni, ma anche gli strumenti come ChatGPT o Claude usati dai dipendenti. Per ognuno: cosa fa, su quali dati, chi lo gestisce.
  • Log conservati ed estraibili: richiesta, risposta, modello e versione, data, eventuale operatore che ha approvato. Se il giudice chiede i registri devi poterli esportare, non ricostruire a memoria.
  • Supervisione umana documentata: dove l'AI produce qualcosa che tocca un cliente (un preventivo, una risposta a un reclamo, una scrematura di CV) prevedi un passaggio umano e lascia traccia di chi ha controllato.
  • Prompt e configurazioni versionati: le istruzioni del chatbot vanno trattate come codice. Se cambiano, deve restare la storia di cosa diceva il sistema in quel giorno.
  • Contratti con i fornitori: chi conserva i log, per quanto tempo e in che tempi te li consegna se arriva un ordine del giudice.
  • Polizza: verifica che la RC copra i danni da sistemi AI e che il massimale abbia senso.
  • Trasparenza: il chatbot deve dire chiaramente che è un'AI, e deve esserci una strada semplice per parlare con una persona.

Un esempio pratico

Immagina un'agenzia viaggi il cui chatbot conferma a un cliente una cancellazione gratuita che in realtà non esiste. Il cliente perde la caparra e fa causa. Con le nuove regole può chiedere di vedere la conversazione e la configurazione del bot.

Se l'agenzia non conserva i log, o li conserva ma nessuno sa estrarli, parte in svantaggio. Se invece ha i log, le istruzioni del bot versionate e una regola che passa a un operatore ogni domanda su rimborsi e penali, può dimostrare come sono andate le cose e dove sta la responsabilità.

Cosa cambia per chi sviluppa software con l'AI

Da sviluppatore, la conclusione che ne traggo è semplice: con il decreto intelligenza artificiale il logging delle chiamate ai modelli non è più un dettaglio da aggiungere dopo. Va progettato dall'inizio, con una retention chiara, un modo per esportare i dati e una documentazione tecnica che un perito possa leggere.

Lo stesso vale per la sicurezza. Chiavi API esposte o agenti con permessi troppo larghi diventano un problema anche legale, oltre che tecnico: ne ho parlato analizzando il threat report di Anthropic sulle API key e le regole pratiche per usare gli agenti AI in azienda. Se stai valutando un progetto, parti da un'integrazione progettata così: è quello che faccio nei servizi di automazione AI per le imprese.

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In sintesi

Il decreto intelligenza artificiale non vieta nulla a una PMI che usa l'AI con buon senso. Cambia però chi deve provare cosa: dal 30 settembre, se qualcuno sostiene di aver subito un danno, dovrai mostrare log, documentazione e controlli umani, e se hai violato un obbligo dell'AI Act il nesso causale si presume.

Chi ha costruito i propri sistemi AI in modo tracciabile avrà una causa da discutere, chi non l'ha fatto partirà in svantaggio. Se vuoi capire se i sistemi AI che usi oggi sono in grado di dimostrare come lavorano, scrivimi dal form contatti oppure a info@cosimo.dev: guardo con te log, flussi e fornitori e ti dico cosa manca.

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