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Google goto: perché i tuoi tool SEO danno numeri strani

Da fine agosto i rank tracker danno numeri strani. Non hai perso posizioni: Google ha messo un redirect tra i risultati e i siti. Cosa cambia e cosa guardare.

Cosmin-Anton Mihoc
7 min di lettura
Google goto: perché i tuoi tool SEO danno numeri strani
Indice dei contenuti (9 sezioni)

Se da fine agosto guardi il tuo rank tracker e i numeri non tornano impression che spariscono, URL mancanti, posizioni che ballano senza motivo la spiegazione più probabile non è una penalizzazione. È il google goto.

Google ha cambiato in silenzio il modo in cui funzionano i link dentro le sue pagine di risultati. Al posto di mandarti direttamente al sito di destinazione, ora fa passare il clic attraverso un indirizzo intermedio del tipo google.com/goto, che poi ti reindirizza alla pagina vera con un normale redirect 302.

Per chi naviga non cambia nulla: il sito si apre come sempre, e sotto il titolo del risultato continui a vedere l'indirizzo reale scritto in chiaro. Per chi misura le posizioni, invece, cambia parecchio. Vediamo cosa sta succedendo davvero, chi ne paga il prezzo e cosa devi fare tu, che con ogni probabilità è: niente.

Cosa è il google goto, in una riga

È un passaggio intermedio inserito da Google tra il risultato di ricerca e il sito di destinazione. Il clic va prima a Google, poi al tuo sito.

Prima un risultato organico puntava direttamente alla pagina mostrata. Cliccavi e il browser andava lì. Adesso il percorso ha una tappa in più, gestita sui server di Google.

Il rollout è cominciato in sordina intorno a luglio 2026 ed è stato confermato da Google come misura tecnica per proteggere i propri servizi da forme di abuso. A fine agosto risultava esteso in modo ampio ai risultati organici, e la risoluzione degli indirizzi di destinazione è stata estesa ad altre aree della pagina, comprese le AI Overview.

La cosa più importante: i ranking non sono cambiati

Voglio metterla subito perché è la domanda che mi arriva. Il google goto non è un aggiornamento dell'algoritmo. Non è un core update. Non tocca il modo in cui Google decide chi sta primo e chi decimo.

Cambia come i dati sul posizionamento vengono raccolti, non come le pagine vengono posizionate. Se il tuo tool ti mostra un crollo a fine agosto, la prima ipotesi da verificare non è "ho perso posizioni" ma "il mio tool sta leggendo peggio".

E non devi fare assolutamente nulla sul tuo sito. Il cambiamento avviene interamente dalla parte di Google. Niente redirect da sistemare, niente canonical da rivedere, niente da toccare nel codice.

Chi ne paga davvero il prezzo

Il conto lo pagano gli strumenti automatici che leggono le pagine dei risultati: rank tracker, piattaforme di competitive intelligence, scraper, e i sistemi AI che interrogano la ricerca in tempo reale per costruire risposte.

Il meccanismo è semplice. Uno scraper tradizionale legge l'HTML della pagina ed estrae l'indirizzo di destinazione. Con un livello di redirect in mezzo non trova più un indirizzo pulito: trova un link a Google, e per sapere dove porta deve seguirlo.

Ogni redirect seguito è una richiesta in più. Più richieste significano più costi di infrastruttura, più latenza e dettaglio non secondario un comportamento molto più facile da riconoscere come automatico. Il google goto dà a Google un endpoint aggiuntivo dove osservare chi si comporta in modo anomalo.

Le misurazioni fatte dai fornitori di dati parlano di un aumento drastico del numero di richieste necessarie per risolvere una singola query. Alcune piattaforme hanno già rilasciato correttivi: uno dei principali provider di dati SERP ha annunciato il 5 settembre 2026 di aver ripristinato la restituzione degli indirizzi reali. Altre stanno ancora assorbendo il colpo.

Perché Google lo ha fatto

La versione ufficiale è la protezione dagli abusi. La lettura del settore è più diretta: rendere più difficile e più costoso lo scraping dei risultati di ricerca.

Il contesto aiuta a capire. Google è in causa da mesi con una società che raccoglie e rivende i dati delle sue SERP, e sul fronte legale non ha ottenuto tutto quello che voleva. Una barriera tecnica è un modo per ottenere lo stesso risultato senza aspettare un tribunale.

C'è poi il fronte AI. I motori di ricerca sono uno strato di scoperta prezioso per i sistemi automatici: leggere la SERP è il modo più rapido per trovare pagine su un tema. Aggiungere un passaggio rende Google una fonte meno comoda di indirizzi puliti. Non blocca nessuno, ma alza il prezzo del biglietto.

Non è la prima mossa in questa direzione. Un anno fa era toccato al parametro che permetteva di ottenere cento risultati in una sola richiesta, la cui rimozione aveva già moltiplicato per dieci il costo di raccolta per le piattaforme di monitoraggio.

Se vedi un errore su google.com/goto

Capita, ed è una delle ricerche che le persone stanno facendo in questi giorni. Un clic che finisce su una pagina di errore invece che sul sito significa quasi sempre che il redirect intermedio non si è risolto: connessione interrotta, estensione del browser che blocca il passaggio, o un rollout ancora incoerente.

Cosa fare, nell'ordine: ricarica il risultato, prova in finestra anonima, disattiva temporaneamente le estensioni che intercettano i link. Se ti serve l'indirizzo reale, sotto il titolo del risultato è comunque scritto in chiaro: puoi copiarlo e incollarlo a mano.

Se invece sei il proprietario del sito e temi che i tuoi visitatori ci sbattano contro: non è un problema del tuo sito e non puoi risolverlo dal tuo lato.

Cosa guardare, adesso che i tool vedono meno

Questa è la parte operativa. Con il google goto in mezzo, le fonti esterne diventano meno affidabili proprio mentre servirebbero di più.

  • Search Console resta la fonte solida. Non legge la SERP dall'esterno: i suoi dati arrivano dai sistemi interni di Google. Il redirect non la tocca in alcun modo.
  • Confronta i periodi con la testa. Se il tuo tool mostra un calo che parte tra fine agosto e inizio settembre ma Search Console non lo conferma, il problema è la raccolta dati, non il tuo posizionamento.
  • Chiedi al tuo fornitore. Le piattaforme serie hanno comunicato pubblicamente come stanno gestendo la cosa. Se la tua tace, è un'informazione anche quella.
  • Non prendere decisioni su dati sporchi. È il periodo peggiore per riscrivere mezzo sito basandosi su un grafico che scende.

Il modo in cui misuriamo la visibilità sta cambiando su più fronti contemporaneamente. Ne ho parlato quando ho messo in fila cosa significano davvero SEO, GEO, AEO e AIO: il punto non sono le sigle, è che le fonti di dati si stanno frammentando.

La mia lettura

Il google goto è un promemoria scomodo: i dati su cui basiamo il lavoro SEO non ci appartengono. Sono concessi da un intermediario che può cambiarne il prezzo o l'accessibilità quando vuole, senza preavviso e senza spiegazioni.

Non è una tragedia e non cambia il mestiere. Ma sposta il baricentro verso le cose che possiedi davvero: i dati del tuo dominio in Search Console, il tuo traffico misurato in casa, le conversioni che conti tu. Le classifiche di terze parti restano utili come indicatore, non come verità.

Chi lavora bene lo faceva già. Chi costruiva la strategia inseguendo un numero su una dashboard esterna sta scoprendo adesso quanto fosse fragile quella base.

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In sintesi

Il google goto è un redirect intermedio che Google ha messo tra i risultati e i siti. Non tocca i ranking, non richiede nessun intervento sul tuo sito, e rende la vita più cara a chi raccoglie dati SERP dall'esterno.

Se il tuo monitoraggio è impazzito a cavallo tra agosto e settembre, apri Search Console prima di allarmarti. Nove volte su dieci scoprirai che il sito sta esattamente dove stava.

Se invece il calo c'è anche lì, allora sì che vale la pena guardarci dentro: me ne occupo io, oppure scrivimi e ne parliamo. Se preferisci fare prima, scrivimi su WhatsApp.

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