Il preventivo per un sito nuovo lo leggono tutti con attenzione. La riga sotto, quella della manutenzione del sito web, viene quasi sempre cancellata per far quadrare il budget. Poi passano diciotto mesi e mi arriva la telefonata: il sito è offline, oppure è pieno di link a un casinò, oppure semplicemente nessuno sa più dove sta l'hosting.
Ho visto questa scena talmente tante volte che ormai la racconto prima di firmare. Un sito non è un oggetto che compri e appoggi da qualche parte: è un impianto collegato a internet, aggiornato da altri, esposto a chiunque. Tenerlo acceso è un'attività, e come tutte le attività costa.
In questa guida ti dico cosa comprende davvero la manutenzione, quali sono i costi fissi che devi mettere a bilancio e quali clausole pretendere nel contratto prima di firmarlo.
Cosa comprende la manutenzione di un sito web
Il termine viene usato in modo talmente vago che sotto ci finisce tutto e il contrario di tutto. Quando io parlo di manutenzione intendo sei attività distinte, e te le elenco perché tu possa confrontarle con qualsiasi preventivo ricevi.
- Aggiornamenti. Core, tema, plugin, versione di PHP. Fatti in un ambiente di prova prima che in produzione, perché l'aggiornamento che rompe il carrello esiste e capita.
- Backup verificati. Non basta che il backup parta: deve essere conservato fuori dal server del sito e va provato un ripristino ogni tanto. Un backup mai testato è una cartella che ti dà solo l'illusione di essere coperto.
- Monitoraggio. Uptime, certificato SSL in scadenza, errori del server, scadenze del dominio. Il punto è accorgersene prima del cliente, non dopo.
- Sicurezza. Patch delle vulnerabilità note, controllo di utenze e permessi, scansione dei file modificati. È la voce che sembra inutile finché non serve, e quando serve costa dieci volte tanto: ne ho scritto a proposito della vulnerabilità di Elementor Pro, dove il problema non era la falla ma i mesi passati prima di accorgersene.
- Prestazioni. Tempi di caricamento, dimensione delle immagini, cache, pulizia del database. Un sito rallenta da solo, mese dopo mese, senza che nessuno faccia niente di sbagliato.
- Piccole modifiche. Cambiare un orario, sostituire una foto, aggiungere una voce di menu. È la parte che il cliente percepisce come "la manutenzione", ed è in realtà la più piccola delle sei.
Cosa non è manutenzione
Va detto anche il contrario, perché è la fonte principale di litigi. Non sono manutenzione: una pagina nuova, una funzionalità nuova, un restyling grafico, l'integrazione con un gestionale, la migrazione a un'altra piattaforma.
Sono lavori a progetto, si preventivano a parte e si pagano a parte. Un fornitore che te li infila dentro il canone o sta perdendo soldi, e quindi te li farà male, o ha alzato il canone in partenza per coprirseli.
Quali sono i costi fissi di un sito web
Prima ancora del canone ci sono le spese che hai anche se la manutenzione non la compri da nessuno, perché sono servizi di terzi. Le elenco per categoria, senza inventare cifre: variano troppo da fornitore a fornitore perché un numero abbia senso.
- Dominio. Rinnovo annuale, prezzo diverso a seconda dell'estensione.
- Hosting o server. Da un hosting condiviso a un server dedicato la forbice è enorme, e dipende da cosa ci gira sopra.
- Certificato SSL. Spesso incluso nell'hosting, non sempre.
- Licenze. Temi e plugin premium, servizi di terze parti, eventuali API a consumo.
Il consiglio pratico vale più di qualsiasi cifra: fatti dare l'elenco scritto di queste quattro voci con importo e data di scadenza. Se il tuo fornitore attuale non riesce a produrtelo in mezza giornata, hai già individuato un problema.
La domanda da fare prima di tutte: di chi è il sito?
Dominio, hosting, repository del codice, accessi amministrativi. Devono essere intestati alla tua azienda, con le credenziali in tuo possesso, anche se poi a usarle è il fornitore.
Non è diffidenza: è continuità. Se domani chi ti segue smette di lavorare o vi separate male, la differenza tra un passaggio di consegne di due ore e un recupero forzato di due settimane sta tutta qui. Nei preventivi che mando scrivo esplicitamente che dominio e hosting restano intestati al cliente, e ti suggerisco di pretendere lo stesso da chiunque.
Quanto costa la manutenzione di un sito web
Ti do un riferimento concreto invece dell'ennesima forbice generica: il canone di assistenza e manutenzione parte da 49 € al mese e sale in base alla complessità del sito e al livello di servizio richiesto. Un sito vetrina di quattro pagine e un e-commerce con duemila prodotti non possono stare sulla stessa cifra.
Tutto ciò che esce dal perimetro del canone si preventiva a parte, caso per caso, perché dipende troppo da cosa c'è sotto perché una tariffa fissa abbia senso. Se vuoi una cifra sul tuo sito, compila il modulo di contatto oppure scrivimi a info@cosimo.dev: guardo cosa hai e ti mando una proposta.
Il canone conviene a chi il sito lo usa per lavorare e non vuole pensarci. Se invece hai un sito statico che tocchi due volte l'anno, ti dico onestamente che il canone puoi non farlo, a patto di avere backup automatici funzionanti e qualcuno reperibile quando serve.
Il conto che non fa quasi nessuno
Metti a confronto due anni di canone con il costo di un ripristino d'emergenza: recupero da un backup vecchio o inesistente, ricostruzione delle pagine perse, pulizia del malware, settimane di posizionamento buttate. Nella maggior parte dei casi il secondo scenario costa più del primo, e nel frattempo il sito è offline.
Ed è il motivo per cui, quando qualcuno mi chiede quanto costa rifare il sito aziendale, la prima domanda che faccio è cosa è successo a quello di prima. Metà delle volte non era invecchiato: era stato abbandonato.
Le clausole da pretendere nel contratto di manutenzione
Un contratto di manutenzione serio sta in due pagine e risponde a sei domande. Se ne manca anche una sola, chiedila prima di firmare.
- Perimetro. Cosa è incluso e cosa no, scritto per elenco. Non "gestione ordinaria del sito".
- Ore incluse. Quante ore di modifiche al mese, e se le ore non usate si accumulano o si perdono.
- Tempi di risposta. Distingui tra una richiesta normale e il sito offline: sono due urgenze diverse e devono avere due tempi diversi.
- Backup. Frequenza, dove sono conservati, per quanto tempo, e chi può richiedere un ripristino.
- Titolarità. Di chi sono dominio, hosting, codice e accessi. Come sopra: è il punto più importante di tutti.
- Uscita. Preavviso, durata, e cosa ti viene consegnato alla chiusura del rapporto.
C'è poi un motivo nuovo per mettere queste cose per iscritto, ed è che i tuoi clienti business cominceranno a chiedertele. È lo stesso meccanismo dei questionari di sicurezza che arrivano ai fornitori: se non sai dire come gestisci backup e aggiornamenti, diventa un problema commerciale.
Manutenzione e adeguamenti normativi
Un capitolo che fino a ieri non esisteva e adesso pesa: il sito deve restare conforme a regole che cambiano. Accessibilità, informative, cookie, tracciamenti. Sono attività ricorrenti, non una tantum.
Sull'accessibilità in particolare, se rientri tra i soggetti obbligati non basta metterti in regola una volta: ogni pagina nuova può reintrodurre gli stessi errori. Ne ho scritto in dettaglio nella guida su l'obbligo di accessibilità dei siti web. Chiarisci con il tuo fornitore se questi controlli rientrano nel canone o vanno a parte: quasi sempre non ne parla nessuno finché non arriva il problema.
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Come capire in due minuti come stai messo
Rispondi a tre domande. Quando è stato fatto l'ultimo backup e dove si trova. Chi è intestatario del dominio. Qual è l'ultima versione installata del tuo CMS e dei plugin.
Se non sai rispondere a tutte e tre, non ti serve un preventivo di manutenzione: ti serve prima una ricognizione, per sapere cosa hai. La faccio spesso come primo intervento, e nella metà dei casi salta fuori qualcosa che nessuno sapeva.
Se vuoi che dia un'occhiata al tuo sito, compila il modulo di contatto o scrivimi a info@cosimo.dev: ti dico cosa c'è da sistemare subito e cosa può aspettare. Rispondo io, di solito in giornata.



