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Pimcore serve davvero alla tua azienda? Come capirlo

Pimcore lo vendono in tanti e nessuno dice quando non serve. Come capire se ti serve davvero un PIM prima di spendere, e quali sono le alternative.

Cosmin-Anton Mihoc
5 min di lettura
Pimcore serve davvero alla tua azienda? Come capirlo
Indice dei contenuti (9 sezioni)

Se stai valutando Pimcore, quasi tutto quello che trovi online è scritto da chi te lo vuole vendere o da chi vuole venderti l'alternativa. Il secondo risultato su Google per queste ricerche è letteralmente un concorrente che spiega perché sceglierlo è sbagliato.

Io Pimcore lo installo e lo mantengo per aziende, quindi anch'io ci guadagno. Proprio per questo comincio dalla parte che mi conviene meno: nella maggior parte dei casi che mi arrivano, un PIM non serve.

La risposta breve

Un sistema di gestione dei prodotti come Pimcore ha senso quando si verificano insieme almeno due di queste tre condizioni:

  • Gli stessi prodotti vanno pubblicati in più posti — sito, marketplace, cataloghi cartacei, listini per rivenditori — e oggi qualcuno li reinserisce a mano ogni volta.
  • Le schede prodotto sono complesse: molti attributi, varianti, misure tecniche, più lingue, documentazione allegata.
  • I dati arrivano da fonti diverse: gestionale, fornitori, ufficio tecnico, e nessuno sa quale versione sia quella buona.

Se hai duecento prodotti semplici che vendi su un solo canale, il tuo e-commerce basta e avanza. Aggiungere un PIM significa aggiungere un sistema da mantenere per risolvere un problema che non hai.

Il sintomo che vale più di ogni valutazione

C'è una domanda che smaschera il bisogno reale meglio di qualsiasi analisi: quando cambia il prezzo o una scheda tecnica, in quanti posti qualcuno deve metterci mano?

Se la risposta è "uno", non ti serve niente. Se è "quattro, e ogni tanto ce ne dimentichiamo uno", hai appena descritto il problema che i PIM risolvono — e l'errore che ti costa di più non è il tempo perso, è il prezzo sbagliato rimasto online tre settimane.

Cos'è Pimcore, senza il gergo

La confusione nasce dal fatto che Pimcore fa quattro cose e viene presentato ogni volta come una sola. In pratica è una piattaforma sopra Symfony che tiene insieme:

  • PIM — l'anagrafica dei prodotti con tutti gli attributi, la fonte unica di verità.
  • DAM — le immagini, i video, le schede tecniche, collegate ai prodotti giusti.
  • CMS — le pagine del sito, se vuoi tenere tutto insieme.
  • Un framework e-commerce, che puoi usare o ignorare.

Il punto che conta per chi decide: non è un prodotto chiuso, è una piattaforma da configurare. Questo è insieme il suo pregio e il suo costo. Si modella sui tuoi dati invece di costringerti nei suoi, ma richiede qualcuno che lo modelli.

Le alternative, dette onestamente

  • Un foglio di calcolo condiviso. Ride chi vuole, ma sotto un certo numero di prodotti e con una persona sola che li tocca, funziona. Smette di funzionare quando le persone diventano tre.
  • Le funzioni del tuo e-commerce. Se vendi solo lì, sfruttale fino in fondo prima di aggiungere sistemi.
  • Un PIM in abbonamento. Più veloce da avviare, meno flessibile sui dati strani, canone mensile. Per cataloghi standard è spesso la scelta giusta.
  • Il gestionale che hai già. Alcuni ERP gestiscono attributi e listini meglio di quanto pensi. Verificalo prima di comprare altro.

Quando invece Pimcore vince

  • Dati che non stanno negli schemi standard. Ricambi con compatibilità incrociate, prodotti con misure e certificazioni, listini diversi per cliente: qui i PIM in abbonamento cominciano a stringere e la modellazione libera vale il suo prezzo.
  • Vincoli sui dati. Essendo installabile su infrastruttura tua, i dati restano dove decidi.
  • Integrazioni su misura. Se il gestionale è vecchio o parla un formato suo, un sistema che si programma batte uno che espone solo connettori predefiniti.
  • Orizzonte lungo. Nessun canone per utente che cresce insieme all'azienda.

Quello che nessuno ti dice sui costi

Il software è open source, quindi la licenza non si paga. Il resto sì, e le voci sono tre:

  • La modellazione iniziale, cioè disegnare la struttura dei tuoi dati. È il lavoro vero, ed è quello che determina se il sistema ti servirà per anni o diventerà un peso.
  • Le integrazioni con gestionale, e-commerce e canali di vendita: la parte che quasi sempre viene sottostimata nei preventivi.
  • La manutenzione, perché è software su un server, con aggiornamenti e backup da gestire.

Un progetto serio parte da qualche giornata di lavoro per l'analisi e la modellazione. Le mie tariffe sono 35 € + IVA all'ora o 250 € + IVA a giornata: da lì il conto te lo fai da solo, e chi non te lo lascia fare probabilmente ha qualcosa da nascondere nel preventivo.

Come decidere senza sbagliare

  1. Conta i posti in cui la stessa informazione di prodotto vive oggi. Se sono più di due, continua a leggere. Se no, fermati qui e risparmia.
  2. Conta le persone che modificano i dati prodotto. Sopra le tre, il coordinamento diventa il problema principale.
  3. Guarda un prodotto complicato del tuo catalogo, non uno facile. Se le sue informazioni entrano comodamente nelle schede del tuo e-commerce, non ti serve altro.
  4. Stima le ore perse ogni mese in reinserimenti e correzioni. È quello il numero da confrontare con il costo del progetto.
  5. Solo a questo punto guarda le piattaforme, e parti da quella in abbonamento: se copre il tuo caso, hai finito prima e speso meno.

Se sei arrivato in fondo e la risposta è sì

Allora la domanda successiva non è "quale software" ma "chi me lo modella". Pimcore installato male è peggio di non averlo: diventa un secondo posto dove i dati sono sbagliati.

Su cosa comporta il lavoro e come lo imposto trovi il dettaglio nella pagina dei servizi Pimcore, e se cerchi la figura più che il servizio, qui come lavoro da freelance su questa piattaforma. Per una valutazione sul tuo catalogo reale, scrivimi: la prima mezz'ora serve a capire se ti serve, e a volte finisce con me che ti dico di no.

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