A luglio 2026 sono arrivati i due pezzi che mancavano al passaporto digitale del prodotto: le norme armonizzate sugli aspetti tecnici e il regolamento che istituisce il registro europeo. Da quel momento il tema ha smesso di essere una discussione teorica sulla sostenibilità ed è diventato un problema di implementazione.
Il punto è che quasi tutto quello che leggi sul passaporto digitale del prodotto lo scrivono società di certificazione e studi di consulenza. Ti spiegano cosa dice il regolamento, quali dati raccogliere, come impostare una LCA. Nessuno dice la cosa più concreta: metà del lavoro finisce sul tuo sito, e se quella parte la sbagli hai raccolto i dati per niente.
Io faccio siti e piattaforme e-commerce, non certificazioni. Quindi qui parlo della metà di cui mi occupo, che è anche quella che nessuno ti sta raccontando.
Cos'è il passaporto digitale del prodotto, in due righe
Il passaporto digitale del prodotto (DPP, Digital Product Passport) è l'identità digitale di un prodotto immesso sul mercato europeo. Nasce dal regolamento Ecodesign, l'ESPR (UE) 2024/1781, entrato in vigore a luglio 2024, e raccoglie informazioni su composizione, origine, riparabilità, impatto ambientale e fine vita.
Al prodotto viene applicato un supporto dati: nella maggior parte dei casi un QR code, in alternativa un tag NFC o RFID. Chi lo scansiona arriva alle informazioni. Fin qui è quello che ti hanno già raccontato.
Quello che di solito manca è la parte che conta per chi scrive il codice: il passaporto digitale del prodotto non è un database centrale unico. È un sistema distribuito, in cui il codice sul prodotto porta un identificativo univoco e un indirizzo. I dati stanno da un'altra parte, e quella parte è responsabilità tua.
Le date in cui il passaporto digitale del prodotto diventa obbligatorio
Qui c'è la confusione più grossa, perché ogni articolo cita anni diversi. Il motivo è che l'ESPR è un regolamento quadro: fissa i principi, mentre gli obblighi concreti arrivano con gli atti delegati, uno per categoria di prodotto. E in parallelo altre normative impongono già il passaporto per conto loro.
- Batterie: sono le prime davvero vincolate. Il passaporto è obbligatorio dal 18 febbraio 2027, per effetto del regolamento batterie (UE) 2023/1542.
- Prodotti da costruzione: il regolamento CPR (UE) 2024/3110 prevede l'obbligo 18 mesi dopo la pubblicazione del relativo atto delegato.
- Tessile e abbigliamento: l'atto delegato è atteso nella seconda metà del 2027, con i primi obblighi che ricadono sulle collezioni immesse sul mercato dal 2028.
- Mobili, materassi, pneumatici, alluminio: scaglionati negli anni successivi, con la prospettiva di estendere il passaporto digitale del prodotto a quasi tutti i beni fisici entro il 2030.
Una regola generale utile: un atto delegato non diventa applicabile prima di un periodo transitorio di diversi mesi dalla pubblicazione. Tradotto: nessuno ti multa domani, ma la finestra per preparare i dati è adesso, perché quel lavoro dura anni, non settimane.
Attenzione a un obbligo che non è il passaporto ma viaggia insieme e sta già facendo danni: il divieto di distruggere tessili e calzature invenduti, in vigore da luglio 2026 per le grandi imprese e dal 2030 per le medie, con rendicontazione annuale delle quantità.
Cosa è cambiato con le regole di luglio 2026
Due atti pubblicati a metà luglio 2026 hanno spostato il tema dal "prima o poi" al "come lo facciamo".
Il primo pubblica i riferimenti delle norme armonizzate elaborate a livello europeo sugli aspetti tecnici del passaporto: identificativi univoci, supporti dati, protocolli di scambio delle informazioni. Chi realizza un passaporto digitale del prodotto conforme a quelle norme beneficia della presunzione di conformità ai requisiti dell'ESPR. In Italia le norme si trovano tramite l'ente nazionale di normazione.
Il secondo stabilisce le modalità di attuazione del registro europeo dei DPP. Significa che il tuo passaporto non vive isolato sul tuo dominio: dovrà dialogare con un'infrastruttura pubblica.
Per chi sviluppa è la notizia buona dell'anno: finalmente ci sono specifiche a cui agganciarsi, invece di inventare un formato proprietario che tra due anni butti via.
La parte del passaporto digitale del prodotto che riguarda il tuo sito
Qui arriviamo al punto che mi interessa. Il QR code stampato su un'etichetta nel 2027 dovrà servire dati corretti anche nel 2037. E un'etichetta stampata non si aggiorna.
La soluzione tecnica è semplice da capire e delicatissima da eseguire: il codice non contiene i dati, contiene un indirizzo. L'identificativo sull'etichetta è permanente, il contenuto a cui punta evolve nel tempo. Da questa singola scelta discendono tutti i requisiti veri.
1. La URL deve essere permanente
Se cambi CMS, dominio o struttura dei permalink, quel QR stampato su cinquantamila capi diventa un 404. Serve uno schema di URL disegnato per non cambiare mai, indipendente dal tema grafico e dalla piattaforma che usi oggi. Gli standard di codifica più diffusi esprimono l'identificativo direttamente in forma di indirizzo web, quindi l'URL non è un dettaglio estetico: è l'identificativo stesso.
2. La pagina deve essere leggibile da persone e da macchine
Chi scansiona è un consumatore con uno smartphone, ma dall'altra parte ci sono anche autorità di vigilanza, riciclatori e sistemi automatici che leggono i dati via API. Serve una pagina umana e, sotto, dati strutturati in formato standard. È lo stesso principio dei dati strutturati SEO, applicato a un obbligo di legge.
3. I dati devono avere livelli di accesso diversi
Non tutte le informazioni sono pubbliche. Alcune sono destinate solo alle autorità o agli operatori della filiera. Questo significa autenticazione e permessi, cioè un'applicazione, non una pagina statica.
4. Va deciso se il passaporto è per modello o per pezzo
Un passaporto digitale del prodotto a livello di modello è uguale per tutti gli esemplari con lo stesso codice prodotto. Uno a livello di singolo pezzo porta numero seriale, storia di riparazioni e dati specifici di quell'unità. Le batterie vanno verso il livello di pezzo, il tessile verso il modello. Cambia tutto in termini di volumi: qualche migliaio di pagine contro qualche milione.
L'errore che vedo già in giro
Il PDF dietro al QR. Funziona il primo giorno e diventa carta straccia il secondo, perché non è aggiornabile, non è leggibile da una macchina, non gestisce livelli di accesso e non regge la vita del prodotto. Se qualcuno ti propone questa scorciatoia, stai comprando un problema con l'aspetto di una soluzione.
Da dove partirei io
Prima di scrivere una riga di codice, l'ordine delle operazioni è questo.
- Capire quale atto delegato ti riguarda: la categoria del prodotto definisce la tua scadenza reale. Senza questo dato stai lavorando a caso.
- Inventario di quello che hai già: schede tecniche, dichiarazioni dei fornitori, certificazioni. Di solito metà dei dati esiste, sparsa tra fogli di calcolo e mail.
- Decidere dove vivono i dati: se hai già un gestionale o un PIM, il passaporto digitale del prodotto è una vista su quei dati, non un secondo archivio da tenere allineato a mano. Su questo ho scritto quando un PIM serve davvero e quando no.
- Congelare lo schema delle URL: è la decisione più difficile da correggere dopo, perché ha già lasciato il magazzino stampata su un'etichetta.
- Stabilire chi aggiorna: un passaporto che nessuno tiene aggiornato è peggio di non averlo, perché documenta la tua non conformità.
Serve per forza una piattaforma a canone?
Stanno nascendo parecchi servizi che generano passaporti in abbonamento. Per chi ha pochi prodotti e nessuna infrastruttura possono avere senso come partenza. Il problema è lo stesso di ogni piattaforma chiusa: i tuoi identificativi e le tue URL finiscono sul dominio di qualcun altro, e il giorno che cambi fornitore i QR già stampati puntano a casa sua. È la stessa logica che uso quando ragiono sul costo reale di una piattaforma su tre anni: guarda sempre il costo di uscita, non quello di ingresso.
La via di mezzo ragionevole, se vendi già online, è tenere identificativi e URL sul tuo dominio e appoggiarti a servizi esterni solo per le parti sostituibili.
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In sintesi
Il passaporto digitale del prodotto non è un adempimento da rimandare al commercialista né un QR da generare in mezz'ora. È un pezzo di infrastruttura che deve reggere quanto dura il prodotto, e le decisioni che lo rendono solido o fragile si prendono adesso, prima di stampare la prima etichetta.
Se vendi prodotti fisici in una delle categorie prioritarie e vuoi capire cosa comporta il passaporto digitale del prodotto sul tuo sito e sul tuo e-commerce, scrivimi: guardiamo insieme che dati hai già e cosa manca davvero. Rispondo io, non un commerciale.



